«Restiamo Chiesa in mezzo al popolo»

Il Vescovo scrive ai fedeli della Diocesi

Carissimi,

«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Sembrano forse lontane le parole che Gesù risorto pronuncia ai suoi. Sono le ultime del vangelo di Matteo. Sono però le prime che noi vogliamo ricordare e vivere come suoi discepoli ogni giorno, soprattutto in questo tempo di prova per la nostra fede e la nostra vita quotidiana. La diffusione del coronavirus ha imposto scelte dolorose per tutto il nostro Paese e la Chiesa italiana ha risposto con la responsabilità di una Madre premurosa per il bene di tutti i suoi figli.

Le disposizioni che ho dato prevedono «che fino alla data del 3 aprile 2020 ogni celebrazione avvenga senza la partecipazione dei fedeli». So bene quanto sia dolorosa questa scelta, ma la presenza del Signore non viene mai meno, lui stesso ce lo ha detto. Dobbiamo conservare questa speranza ed esserne testimoni nel mondo.

«La Chiesa tutta sente una responsabilità enorme di prossimità al Paese» hanno scritto i vescovi attraverso la Segreteria Generale della Conferenza episcopale italiana. Una prossimità, continua il messaggio, «che si esprime nell’apertura delle chiese, nella disponibilità dei sacerdoti ad accompagnare il cammino spirituale delle persone con l’ascolto, la preghiera e il sacramento della riconciliazione; nel loro celebrare quotidianamente – senza popolo, ma per tutto il popolo – l’Eucaristia; nel loro visitare ammalati e anziani, anche con i sacramenti degli infermi; nel loro recarsi sui cimiteri per la benedizione dei defunti».


Nella comunione vera la Chiesa italiana «promuove un momento di preghiera per tutto il Paese, invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare in casa il Rosario (Misteri della Luce), simbolicamente uniti alla stessa ora: alle 21 di giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia. Alle finestre delle case si propone di esporre un piccolo drappo bianco o una candela accesa».


Guardando alle nostre comunità si rimane ammirati di come tanti sacerdoti e laici si sono attivati e continuano ad attivarsi con le più diverse iniziative per custodire le relazioni e il dialogo, a partire dalle possibilità offerte dai nuovi mezzi di comunicazione. Con la creatività della fede e il desiderio di rimanere Chiesa in mezzo al popolo propongono la preghiera a cominciare dalla Santa Messa e dalla riflessione sulla Parola di Dio, perché di questo tempo non rimanga solo il silenzio ma il cammino di ascolto e di fraternità proprio della Chiesa.

Rimanere a casa, come ogni buon cittadino deve fare, è una esperienza assolutamente nuova e apparentemente vuota, per la gran parte di noi, e soprattutto per i più giovani. Può per noi essere l’occasione di cogliere l’essenziale, come la Quaresima ci richiama, fino ad assumere credibilmente l’identità di lievito che Gesù dà ai suoi discepoli.


Fratelli e sorelle, penso con affetto a tutti voi, a tutta la nostra bella diocesi estesa dal mare alla campagna romana, alla periferia della grande città, sede di Pietro, a cui siamo uniti con un legame speciale. Penso a tutti i nostri quartieri in cui riconosco il volto di ognuno di voi e vi esprimo la mia paternità e la vicinanza di tutta la Chiesa di Porto-Santa Rufina. Per tutti noi preghiamo i patroni Ippolito, Rufina e Seconda e chiediamo l’intercessione di Nostra Signora di Ceri, Madre della Misericordia.

Con affetto, vi benedico.

Roma, 13 marzo 2020

+ Gino Reali
Vescovo di Porto - Santa Rufina
 
 
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